Teatro Sala Umberto: il sogno shakesperiano in una Napoli pittoresca e bizzarra

mar 4th, 2017 | By | Category: Teatro

La recensione. Ci sono spettacoli fatti di sogni palpabili, di quadri pittoreschi, di ritratti di artista che rimangono impressi nella memoria, soprattutto quando gli attori sono così immensi. È un teatro colto, ricco di rimandi letterari, che sa rileggere un’opera classica, come quella shakespeariana, donandole nuova linfa vitale.

La scena di “Sogno di una notte di mezza estate” – allestito al Teatro Sala Umberto, nella rilettura di Ruggero Cappuccio, diretta da Claudio Di Palma – si svolge in una casa napoletana. Oberon (Lello Arena) e Titania (Isa Danieli) sono marito e moglie, sono burattinai e affittacamere. I due attori si impongono sulla scena, già a livello visivo con le loro vesti e vistose parrucche canute. Il letto nuziale della coppia diventa un teatro; a essere messi in scena sono i loro sogni, popolati da bizzarre figure. E così i pupazzi dell’abitazione si animano, acquistando corpo e vita. Sono proprio i burattini che danno vita al racconto del “Sogno” shakespeariano. Si abbatte qualsiasi confine spazio-temporale, fisico-metafisico. Si passa alternativamente dal sogno alla realtà, mentre intorno è allestito un circo popolato da figure particolari, da elfi con capelli rossi, da attori, saltimbanchi e musici.

Sullo sfondo della pièce c’è immancabilmente Napoli, tanto cara a Ruggero Cappuccio. È una Napoli rappresentata dai due straordinari interpreti, dalla lingua che utilizza espressioni partenopee a volte storpiate con parole anglofone (è pur sempre un’opera shakespeariana quella allestita), creando un senso di perenne vertigine, infine da quel Pulcinella – maschera per eccellenza del teatro napoletano – partorito energicamente da Titania come frutto d’amore.

Accanto ai protagonisti ci sono bravissimi attori: Fabrizio Vona, nel ruolo di Puck, il servo d’amore, e ancora Renato De Simone, Enzo Mirone, Rossella Pugliese e Antonella Romano nella parte degli elfi/attori.

La scenografia che rappresenta un luogo-non luogo buio, costituito da grate di ferro e specchi è di Luigi Ferrigno, i costumi che pure danno una bella impronta alla commedia sono di Annamaria Morelli, le musiche di Massimiliano Sacchi.

Lo spettacolo è in scena sino al 5 marzo 2017.

Monica Menna

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