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Ansiria, il nuovo volto del rock napoletano

La recensione

Il volto contemporaneo del rock d’autore napoletano è quello degli Ansiria e del loro album di debutto, “Il vuoto e la sua vanità” (Afrakà – Fullheads). Davvero un titolo suggestivo sull’ “assenza” che si vanta della sua inutilità.

La band propone un raffinato mix cosmopolita di elettronica e chitarre, che non disdegna una vena melodica e mediterranea. Una proposta musicale che non è scugnizza ma ha nelle orecchie sonorità inglesi ed americane.

Si punta a creare un sound che predilige gli impasti rispetto ai virtuosismi; le chitarre, pur lancinanti, ed il canto, non dominano ma rimangono nel mix.

Per 10 undicesimi i brani sono cantati in italiano e c’è una sola traccia, la finale e ispirata “Everything”, in inglese. I testi sono narrazioni riflessive, più vicini alla prosa che alla poesia (gli artisti le definiscono “parole musicate”).

La band è composta dal cantante e pluristrumentista Irvin Vairetti, dal bassista Nello D’Anna (entrambi sono anche membri della formazione attuale del gruppo cult degli Osanna), dal chitarrista Pasquale Capobianco e dal batterista Marco Caligiuri.

Il nome del quartetto nasce dal termine napoletano ‘nziria ovvero il “capriccio”, la “fissazione”, che è anche quella di esprimersi a modo loro. Irvin è figlio d’arte (il padre Lino è il frontman degli Osanna) e canta tenendo ben a mente il compianto Jeff Buckley ma anche Alan Sorrenti (“I miei passi”, “Eolo”).

Nelle tracce, echi di Radiohead, Sting (L’odore della pelle), Coldplay (Criminal soldier)… Non manca l’omaggio agli Osanna con la rilettura di uno dei primi brani della band, “L’uomo”, in cui è presente come ospite proprio Lino Vairetti. La cover di “L’Uomo” è riproposta in una particolare versione accelerata: un indovinato capriccio.

Gaetano Menna