A tu per tu con lo scrittore Claudio Proietti

Abbiamo notato nelle ultime settimane l’appuntamento fisso di dirette Instagram che stai portando avanti, con tanti ospiti. Interviste accurate e appassionanti… Un progetto davvero interessante, ce ne parli? Come è nato?

“Finché il virus ci separa” questo è il nome delle dirette che facciamo su instagram Claudio Proietti8 nasce veramente per caso. Non avevo mai fatto cose simili prima d’ora. Con Monica Menna (ufficio stampa) dovevamo promuovere il mio nuovo libro, poi è successo quello che sappiamo tutti e le presentazioni nelle librerie sono state tutte annullate. Una sera ho afferrato il mio cellulare e ho cominciato a parlare del mio ultimo progetto in diretta. All’improvviso. Qualcuno si è collegato e ha fatto domande, così ho proseguito anche nei giorni successivi invitando persone a parlare di loro e del loro lavoro. Tutto qui.  

Proprio in questa primavera è uscito il tuo ultimo libro: “Isìra (storia di una donna che fiorisce) è la storia di una giovane donna che affronta un particolare percorso di crescita, scoprendo di avere un dono… ce ne parli? Ti sei ispirato a qualcuno in particolare nel descriverla?

Lo scorso anno, di questi tempi, ho avuto un momento di smarrimento. Non voglio definirla depressione, perché la depressione è una cosa molto importante e se ne deve parlare con attenzione. Diciamo che avevo perso dei punti di riferimento. Da quel caos è nato un fiore amorevole e salvifico che ho chiamato: “Isìra”. Questa giovane donna non sa di avere un dono. Come molti di noi non lo sanno, appunto. Tutti ne abbiamo uno.  E’ parte del nostro scopo di vita scoprirlo. Ma non dobbiamo accanirci a cercarlo. Sorgerà spontaneamente se allentiamo la tensione. Il dono di Isìra lo scoprirete leggendo la sua storia! 

A chi consigli la lettura di Isìra?

A tutti, ovviamente. Soprattutto ai giovani. Quelli tra i 16 e i 23 anni. Quello è un momento della vita molto particolare. Non ci si piace mai. Sia dentro che fuori. Volevo portarlo nelle scuole, parlarne con i ragazzi. Spero di riuscirci in futuro. Spero di confrontarmi con loro e rispondere alle loro domande.

Immagini di fare un giorno una trasposizione teatrale del tuo libro?

Mi piacerebbe anche farne un film se è per questo! Sono aperto a qualsiasi eventualità. Però ho imparato che le cose accadono quando devono accadere, se devono accadere. Faccio progetti, poi alzo gli occhi al cielo e dico: “Sia fatta la Tua volontà!”

Ci sono somiglianze tra Isìra e il protagonista de “Il barbiere”, il tuo precedente romanzo?

Sono due personaggi che amano e temono il dono che hanno. Tutti noi amiamo e temiamo quello che ci portiamo dentro. C’è un percorso di accettazione che dobbiamo intraprendere. Il viaggio dentro noi stessi è magnifico, se non se ne ha paura.

Nel romanzo ci sono tanti personaggi che Isìra incontra sul suo percorso, quanto sono importanti nell’apprendere l’esistenza del suo talento?

Sono importantissimi. Tutte le persone che incontriamo nella nostra vita ci sono d’aiuto per comprendere noi stessi. Le attiriamo noi, mica arrivano a caso.

Quanto conta oggi il talento?

È tra le cose che contano davvero. Abbiamo il dovere di mettere a disposizione degli altri il nostro talento. Il dovere! Per talento, come ho spiegato già altre volte, non intendo essere dei Mozart o dei Picasso. Intendo ciò che ci riesce facile, ciò che faremmo anche gratis!

Sappiamo che sei anche autore teatrale, cosa pensi del teatro in streaming che si sta diffondendo largamente in questi giorni?

Ognuno fa quello che vuole! Non sono sfavorevole. Credo che, in questo momento, chiedere agli attori di rimanere fermi, immobili non sia possibile. Non sarebbe giusto! 

Appena i teatri riapriranno avremo modo di vedere rappresentato qualche tua opera? 

Spero proprio di sì!

Claudio Costantino

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