Teatro

Ben Hur: la felicità dura quanto una veloce corsa in biga

La recensione. Una storia di ordinaria periferia. Così recita il sottotitolo di “Ben Hur”, fortunato spettacolo che ha superato le trecento repliche e che continua a far ridere e commuovere il pubblico. Un capolavoro teatrale dei nostri tempi, portato nuovamente in scena al Teatro Ghione (dove sarà allestito sino al 19 aprile) con la regia di Nicola Pistoia.

Si racconta con toni tragicomici una realtà popolare, fatta di gente semplice, umile che si dimena ogni giorno con piccoli lavori per guadagnare pochi soldi. La pièce opera di Gianni Clementi sa scavare nel profondo dell’animo dei suoi interpreti. Dietro ogni risata si cela una realtà amara, svelando, a poco a poco, un mondo cinico, esasperato e violento.

Vi sono Sergio e Maria, fratello e sorella, interpretati da un maestoso Nicola Pistoia e una intensa Elisabetta De Vito. I due vivono sotto lo stesso tetto. Una casa fatiscente che rispecchia alla perfezione i suoi inquilini. Per mantenersi lui, ex-stuntman, si veste da centurione ai piedi del Colosseo, racimolando qualche euro nel farsi scattare foto dai turisti. Lei è impiegata in una chat erotica. Sono personaggi che sopravvivono piuttosto che vivere. Sono lo specchio di una società sempre più in degrado, popolata da emarginati.

Nelle loro esistenze irrompe un giorno Milan, interpretato da uno strabiliante Paolo Triestino nel difficile ruolo di un ingegnere bielorusso. Milan è emigrato in Italia in cerca di fortuna, laureato, lavoratore instancabile, capace di cimentarsi in qualsiasi lavoro. Rappresenta la speranza in un futuro migliore. Una porta verso un miglioramento esistenziale; un incremento di denaro, un possibile nuovo amore… È una nota musicale su uno spartito bianco, rimasto vuoto per troppo tempo.

Ma la felicità ha la durata di una repentina corsa in biga.

Monica Menna